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Cucina italiana in corsa per l’Unesco: il riconoscimento che può cambiare l’economia del settore

Dai Pizzaiuoli Napoletani alle Colline del Prosecco, i dati mostrano come il marchio Unesco favorisca turismo, lavoro e resilienza post-Covid


Il 10 dicembre 2025 potrebbe segnare una data storica per la gastronomia italiana: il Comitato del patrimonio culturale immateriale dell’Unesco, riunito a New Delhi, deciderà se inserire la cucina italiana nella lista dei patrimoni culturali immateriali dell’umanità. Il riconoscimento non riguarda una singola ricetta, ma l’intero movimento gastronomico italiano, dall’arte della pasta ai saperi tradizionali legati a prodotti locali.

Secondo i primi risultati dello studio interdisciplinare “Impatto economico dei riconoscimenti Unesco”, condotto dalla Cattedra Unesco dell’Università Unitelma Sapienza di Roma, i siti e le tradizioni certificati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura registrano aumenti significativi in termini di turismo e forza lavoro rispetto a territori simili privi di riconoscimento. Lo studio, avviato nel 2023 e diretto da Pier Luigi Petrillo, professore di Cultural heritage and food alla Luiss Guido Carli, mette in luce l’effetto positivo di questi patrimoni sulla produttività economica e sull’attrattiva turistica.

Esempi concreti
L’isola di Pantelleria, riconosciuta patrimonio culturale immateriale dal 2014 per la coltivazione della vite ad alberello, ha visto crescere il turismo del 9,7% annuo, con un aumento del 75% fuori stagione, e la forza lavoro nell’agriturismo è aumentata del 500% in dieci anni.

I Pizzaiuoli Napoletani, iscritti dal 2017, hanno registrato un incremento del 283% nei corsi professionali e del 420% delle scuole accreditate all’estero. Le Colline del Prosecco Superiore di Conegliano e Valdobbiadene, riconosciute nel 2019, hanno invece segnato un +45,4% nelle strutture turistiche e un +35,4% nei posti letto rispetto a siti analoghi non certificati.

Il ruolo dell’Unesco
Secondo Petrillo, i dati confermano che il riconoscimento Unesco non ha effetti immediati ma genera risultati significativi nel medio periodo, a condizione che si promuova il valore culturale e identitario del patrimonio, evitando di focalizzarsi solo sui singoli prodotti. L’aumento delle presenze turistiche nei siti certificati ha mostrato anche una maggiore resilienza agli eventi straordinari, come dimostrano i dati post-Covid: nel 2021 gli arrivi nei siti Unesco sono cresciuti del 53,59% rispetto al 2020, e nel 2022 del 67,83%, contro rispettivamente +41,24% e +50,65% nei siti non Unesco.

La candidatura della cucina italiana
Il dossier italiano sulla cucina è uno dei 60 in valutazione provenienti da 56 Paesi, e rappresenta la prima volta in cui l’Unesco potrebbe riconoscere un intero movimento gastronomico anziché una singola tradizione. A votare saranno 24 delegati tra i rappresentanti di 185 Stati membri, tra cui Francia, Spagna, Germania, Cina, India e Nigeria. L’Italia sarà rappresentata dall’Ambasciatore presso l’Unesco, Liborio Stellino, dalla presidente del comitato promotore Maddalena Fossati, dal curatore del dossier Pier Luigi Petrillo e da funzionari del Ministero della Cultura.

Se confermata, l’iscrizione della cucina italiana nella lista dei patrimoni culturali immateriali non solo consoliderebbe la sua importanza culturale globale, ma potrebbe anche rafforzare il turismo enogastronomico e le filiere produttive, con benefici economici tangibili su scala nazionale e locale.

ciao